Le domande che mi vengono fatte più spesso, prima di iniziare un percorso o per capire meglio come lavoro.

Prima di iniziare

Come funziona il primo contatto con te?

Puoi prenotare direttamente un primo incontro, scrivermi via email o WhatsApp, oppure prenotare un primo incontro gratuito di 10-15 minuti per valutare insieme se posso essere la professionista giusta per te. La prima seduta vera e propria dura 60-75 minuti ed è il momento in cui ci conosciamo e facciamo il punto della tua situazione attuale.

Quanto costa un percorso nutrizionale?

La prima seduta (60-75 minuti) costa 87€; gli incontri successivi (45-60 minuti) costano 60€ ciascuno.

La frequenza è più ravvicinata all’inizio e si dirada progressivamente.

Per chi affronta un percorso di riabilitazione da un disturbo alimentare sono previste condizioni agevolate.

Le consulenze si possono fare online?

Sì. Si svolgono su Google Meet o Skype con la stessa attenzione di un incontro in studio, e sono la scelta di molte persone che non vivono vicino a Empoli o Firenze, o che preferiscono semplicemente restare a casa.

Serve una prescrizione medica per iniziare un percorso da dietista?

No, non in modo assoluto: puoi contattarmi direttamente senza passare da un medico. Nel caso ce ne fosse bisogno, te lo farò presente durante il nostro incontro.

Il mio approccio

Qual è la differenza tra un dietista e un nutrizionista?

In Italia “dietista” è un titolo di studio specifico: una laurea triennale sanitaria in Dietistica, con iscrizione obbligatoria all’Albo, che abilita alla professione in tutte le sue possibili declinazioni.

“Nutrizionista” non è invece un titolo protetto, e viene usato da professionisti con formazioni diverse tra loro: principalmente biologi nutrizionisti, cioè professionisti con una formazione in biologia e di solito una laurea magistrale in Scienze dell’Alimentazione/della Nutrizione (LM-61), iscritti all’Albo dei Biologi. Possono usare l’appellativo di nutrizionista o dietologo anche i medici con una specializzazione in Scienze dell’Alimentazione — qui, a differenza della laurea magistrale dei biologi, si tratta di una scuola di specializzazione post-laurea in Medicina.

Io sono dietista, iscritta all’Albo TSRM-PSTRP di Firenze (n. 316), e ho anche la laurea magistrale in Scienze dell’Alimentazione.

Cosa significa “approccio non prescrittivo” / inclusivo al peso e alla salute (AIPS)?

Significa prendersi cura di sé senza partire dal peso e senza consegnarti una lista di cose da fare e da non fare.

Se hai già provato diete o percorsi alimentari classici, probabilmente conosci il copione: menù rigidi, alimenti “concessi” e “vietati”, la bilancia come metro di giudizio. Magari ha funzionato per un po’, ma poi qualcosa si è incrinato — la fame, la voglia di libertà, il senso di colpa quando “sgarravi”. Non è una tua mancanza di forza di volontà: è che quel modo di lavorare, per moltissime persone, semplicemente non regge nel tempo, e a volte lascia il segno anche sul rapporto con il cibo e con il proprio corpo.

Con un approccio non prescrittivo si parte da un’idea diversa: la salute non si misura solo sulla bilancia. Contano moltissimi altri indici di salute, in una prospettiva in cui il peso è solo uno tra questi.

Il percorso non ti viene imposto dall’esterno con un menù preconfezionato, ma costruito insieme a te, a partire dai tuoi bisogni reali: fisici, ma anche emotivi, relazionali, culturali.

Non c’è un obiettivo di peso da raggiungere a tutti i costi, e non c’è giudizio se mangi “diversamente da come dovresti”: non esiste un modo giusto o sbagliato di mangiare, esiste il tuo modo, che possiamo riscoprire e affinare insieme.

In pratica, lavoriamo per ritrovare fiducia nei segnali che il tuo corpo ti manda — fame, sazietà, piacere, appagamento — invece di seguire regole esterne che spesso li mettono a tacere, e per integrare le attenzioni di salute utili per te in questo momento specifico.

Tutto questo include toglierti di dosso il peso, in tutti i sensi, della colpa e del giudizio: non sei tu ad essere sbagliata se una dieta non ha funzionato, è normale che un metodo troppo rigido prima o poi ceda.

Non è un percorso “più permissivo” o “meno serio” di una dieta classica: è un percorso su misura, rispettoso di chi sei, pensato per un benessere che duri — non per un risultato lampo destinato a sgretolarsi.

L’acronimo AIPS è la trasposizione italiana — ideata dalle colleghe Veronica Bignetti, Alessia Buzzi e Francesca Tamponi — del costrutto di Health at Every Size. Trovi qui più informazioni se vuoi approfondire.

L’intuitive eating fa dimagrire?

Non è un metodo per dimagrire, ma un approccio per ricostruire un rapporto sereno con il cibo e il corpo. Il peso può cambiare o restare stabile: non è l’obiettivo dichiarato del percorso, a differenza di una dieta tradizionale.

Cos’è l’Health at Every Size (HAES)?

È un modello di salute che considera il benessere indipendentemente dal peso corporeo, spostando l’attenzione su comportamenti concreti — sonno, movimento, gestione dello stress, rapporto col cibo — e che si batte per assicurare cure adeguate a tutte le persone, indipendentemente dal loro peso e dalla forma del loro corpo.

È uno dei principi su cui si basa il mio lavoro.

Aree di specializzazione

Lavori con le persone che hanno un disturbo del comportamento alimentare?

Sì, è una delle mie aree di specializzazione, e quella su cui sono più formata.

Ho avuto l’opportunità di svolgere la maggior parte del mio tirocinio in Dietistica in uno dei centri regionali per il trattamento dei disturbi alimentari, e da allora ho continuato ad approfondire e formarmi in questo ambito. Entrambe le mie tesi di laurea vertevano sul comportamento alimentare; ho fatto ricerca all’interno di un gruppo dedicato proprio a questo tema nella SOD Psichiatria dell’Ospedale di Careggi, e ho partecipato a un master di alta formazione sull’argomento.

Oltre all’esperienza maturata negli anni, oggi collaboro con Lilac – Centro Disturbi Alimentari, e sono docente di un modulo all’interno di un master sui disturbi alimentari.

Lavoro con anoressia, bulimia e binge eating disorder, e con disturbi meno noti come ARFID, disturbo da alimentazione notturna e anoressia atipica, con un approccio neutro verso il peso, spesso in rete con psicologi e psichiatri.

L’alimentazione può essere diversa per una persona autistica o con ADHD?

Sì. Interocezione alterata, selettività alimentare e sensibilità sensoriali possono rendere il rapporto col cibo diverso da quello di una persona neurotipica.

Un altro aspetto centrale è quanto le difficoltà con le funzioni esecutive, il sovraccarico, o semplicemente il vivere da persona neurodivergente in un mondo pensato per persone neurotipiche, possano impattare sulla gestione dell’alimentazione e delle aree a essa collegate.

In questi casi costruisco il percorso su come funzioni davvero la singola persona, non su un modello standard.

Se non ho un disturbo alimentare, posso comunque rivolgermi a te?

Sì. Molte delle persone che seguo non hanno un disturbo alimentare diagnosticato, ma cercano un modo diverso di stare meglio con il cibo, il peso e il corpo: con meno regole, meno restrizione, più ascolto di sé.

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